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Nella realtà, per decisione degli eredi, la casa è gestita da più di 20 anni dal Collegio degli Architetti della Provincia di Buenos Aires. Sotto il sole del Brasile una pellicola con una trama non lineare. È un cinema non narrativo ma esplorativo. Bernard e Adrien, quarantenni, amici da sempre, sono associati.

Hanno condiviso tutto, dalla scuola al lavoro per anni. Dramma della gelosia fra colleghi. Aspirazioni represse, vendette incrociate, protagonisti confusi. Ma Venezia è Venezia. Dov vuole dedicare la vita alla costruzione di un nuovo Stato, la moglie cerca di aiutarlo.

Qualcosa vorrà dire. La storia è importante per capire da dove veniamo e dove vogliamo andare. Il futuro, specie alla fine del decennio, è incerto. Sono presenti in quasi tutti i film i prodromi della crisi economica che oggi sta colpendo duro, e la professione è coinvolta pesantemente.

Come si vedrà nel prossimo paragrafo, un fenomeno disomogeneo, socialmente pericoloso, pronto a esplodere in focolai virali. Per sapere come si guarisce dal virus della crisi bisogna aspettare le prossime edizioni del libro. In realtà e un videogioco. Per dirla tutta, 13 pellicole sono in imminente uscita o comunque previste per la fine del Dodici pellicole da non perdere, alcune delle quali ancora in programmazione nei festival e al cinema.

Quindi, per questi primi cinque anni del decennio che arriverà al , si vuole qui proporre un viaggio nelle età della vita e della carriera. Il percorso è a ritroso, mi sembra più ottimistico. In Lullaby to My Father Ninnananna per mio padre , Amos Gitai segue il percorso del padre Munio, nato in Polonia, figlio del mezzadro di un aristocratico prussiano. Nel , il Bauhaus è chiuso dai nazisti, che accusano Munio di tradimento nei confronti del popolo tedesco.

Parte per la Palestina. Al suo arrivo Il film è un viaggio alla ricerca dei rapporti tra padre e figlio, architettura e cinema, storia di un percorso e frammenti di ricordi intimi. Dalla Palestina alla Grecia per seguire un abbandono dignitoso, in una città metafisica. Il romanticismo della rovina in chiave reale e metaforica. La storia degli ultimi mesi di vita di un architetto greco, malato di cancro, è raccontata in parallelo con quella del Paese che sta affondando economicamente: in particolare con il fallimento del progetto di una città a misura dei lavoratori nel grande impianto industriale costruito sulla costa.

Il film è Attenberg della giovane regista Athina Rachel Tsangari, pluripremiata. Si separa dalla moglie. Figli, nipoti, parenti, amici, tutti cercano di conciliare, ma sembra troppo tardi. In anni e in posti diversi. Come darle torto. In Norvegia scontro generazionale fra il padre architetto, nudista, ex hippy, e il figlio punk.

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La rabbia del ragazzo arriva da fuori casa, perché in casa è tutto stemperato e libero. In Flores raras di Bruno Barreto un amore tra due donne mature. Due grandi donne. Una chimica istantanea esplosiva. Traiettorie inverse della vita.

In Der Preis [Gestern ist nirgendwo] Il prezzo. Ieri è da nessuna parte Florian Panzner, alias Alexander Beck, architetto trentenne di Francoforte sul Meno, ha appena vinto un concorso per ristrutturare una serie di edifici prefabbricati di epoca sovietica , in Thuringia. La location reale è Gera, ex DDR. Vuole saldare il debito con il passato, ma sono trascorsi troppi anni. Il passato non torna. Meglio lavorare per il domani. Vive in una casa, come si dice in gergo, con una sola aria.

Gira e ama la città, la sua architettura. Basterebbe fare poche decine di metri per incontrarlo.

Gustavo Taretto realizza uno In due film un incontro tra ex compagni di classe pochi anni dopo la laurea. Due vite diverse, due caratteri diversi. Due traiettorie destinate a incrociarsi nel momento più intimo e disperato. Fritjof è un timido ansioso, sottomesso nel lavoro, con le donne e nella vita privata.

Il film è stato un successo in Korea. Milioni di spettatori nelle prime settimane, soprattutto maschi. Il fenomeno ha fatto scalpore tanto da essere studiato nei dettagli. Gli uomini, il primo amore, non lo scordano mai. Soprattutto se è stata una sconfitta. In Un amour de jeunesse Un amore di gioventù plastici, architetture, viaggi studio, cantieri. Totale 31 attori per la statistica. Vince la competizione per distacco. Lorenz, architetto quarantenne, si innamora di una sua studentessa molto più giovane di lui.

Per lui otto anni prima ha anche tentato il suicidio. Cerchi di raggiungerlo ma la corrente lo porta sempre più avanti. La vita è due metri dietro il cappello. Miles consiglia Ellen Page, alias Ariadne, una studentessa al terzo anno dotata di una fantasia inconsueta. Fino al prossimo grande film. La ricerca dei film è comunque proseguita: durante questi ultimi mesi sono uscite nelle sale, nei festival, in DVD, su internet, altre pellicole che confermano il crescente interesse verso la figura professionale.

Con la promessa di aggiornamenti mi è sembrato opportuno riportare alcune di queste, sinteticamente, in questo ultimo appunto. Di produzione italiana desidero segnalare Hungry Hearts di Saverio Costanzo, con Adam River, e Noi siamo Francesco di Guendalina Zampagni, con Elena Sofia Ricci: due storie in cui i protagonisti si misurano con la malattia e la disabilità. Per concludere, la pellicola sperimentale di Eleonora Danko N-Capace, ritratto della contemporaneità in cui passato e presente rivelano una insospettabile continuità.

Il vecchio architetto non ha resistito, come molti altri, alla tentazione di entrare anche nella storia del cinema. In lingua tedesca due pellicole proiettate per ora nei circuiti festivalieri. Nella prima, un architetto deve affrontare una terribile tragedia; nella seconda, un marito preoccupato per il suo lavoro che non decolla, viene stravolto dal cambiamento della moglie improvvisamente invasata che parla con Dio.

Non manca il genere horror. In The Intruders Adam Massey , Donal Logue vuole ristrutturare una casa mal frequentata da presenze oscure e psicopatici reali. Ultima segnalazione per il finlandese Theon talo di Rax Rinnekangas, protagonisti Hannu-Pekka Björkman e Ville Virtanen, due architetti che a fine carriera si rendono conto dei danni che hanno fatto abbattendo case storiche in legno per costruire banali scatole di cemento già decrepite.

Il cinema italiano ha sempre raccontato con grande attenzione il mondo della borghesia. Ed ecco per quale motivo tale ruolo — proprio perché riferito a una parte viva della società — ha avuto molti cambiamenti e molte modifiche nel corso del tempo.

Vita borghese, quindi. Ed è particolarmente significativo che uno dei primi film inscrivibili in questo genere sia Una donna libera, diretto Cottafavi è uno dei registi più importanti del cinema italiano, ma questa definizione non gli deriva certo dalla critica italiana, che non lo ha mai troppo considerato.

Generalmente, invece, prevalgono i ruoli maschili, spesso affidati ad attori di una certa avvenenza, come ci si aspetta nella rappresentazione del professionista di successo. Anche in un altro film di Alberto Lattuada, Guendalina, è prevista la figura di un architetto che è a sua volta impersonato da un altro attore prestante come Raf Mattioli. Il melodramma borghese del periodo in questione, e cioè gli anni Cinquanta, trova uno dei suoi punti più alti in Le amiche, il film che un giovane Michelangelo Antonioni trasse da un racconto di Cesare Pavese.

Anche in questo caso troviamo un architetto di successo, ma con una valenza diversa. Il ruolo che ricopre in Le Stiamo parlando di Luciano Emmer, che in quel decennio diresse alcune delle commedie più interessanti e più graffianti, ma che nel decennio successivo abbandonerà di fatto il cinema per dedicarsi interamente alla pubblicità i famosi Caroselli, filmati pubblicitari trasmessi dalla televisione italiana che avranno grande successo e nei quali lavorano — senza firmarli —molti nomi importanti del nostro cinema.

Emmer dirige una delle sue commedie più belle, Terza liceo, pensando a una studentessa che si innamora di un architetto molto più grande di lei. E quel ruolo è affidato a Eriprando Visconti, nipote del più noto Luchino, che avrà poi una discreta carriera come regista. Ma nel frattempo il decennio è finito e si aprono gli anni Sessanta. Si tratta di un decennio chiave per la società italiana e pure per il nostro cinema. In tutto il mondo soffiano venti di rivolta, una rivolta che sarà prima generazionale, poi culturale, poi anche politica.

Mondo che, inoltre, cambia molto anche per conto suo. Soprattutto in Italia, dove si svolge una vera e propria rivoluzione antropologica prima ancora che sociale. Ed è altrettanto evidente che i posti in cui si formano le nuove leve di questa professione, e cioè le facoltà universitarie di architettura, diventano luoghi attraversati da ogni tipo di tensione e di scontro ideologico.

Ma prima occorrerà raccontare anche di come si sia modificato il nostro cinema. Il nostro cinema è aiutato anche dal crollo verticale della fetta di mercato tradizionalmente coperta dalle produzioni americane, che vivono il periodo forse più nero della loro esistenza.

Il cinema italiano è assolutamente maggioritario sul territorio nazionale, ma soprattutto esporta massicciamente in tutto il mondo. Questa potenza industriale raggiunta dal cinema in Italia ha precise conseguenze sulla presenza degli architetti nella nostra produzione. Il protagonista del film è un architetto, ancora una volta interpretato da Gabriele Ferzetti, in profonda crisi. È una crisi morale, ovviamente, ma anche professionale, come lui stesso conferma in un dialogo molto sconsolato.

È archi Ferreri intende trasformarla, renderla diversa dalla donna sexy vista in tanti film americani, e per questo le fa indossare una parrucca nera con la quale la Baker è sempre bella, ma praticamente irriconoscibile.

E qui la presenza di architetti è diffusa, varia, molto sorprendente. Stessa sorte per Jeffrey Hunter, star americana in vacanza in Italia dopo essere stato protagonista di parecchi film di John Ford, nonché dei kolossal Il re dei re nel quale era nientemeno che Gesù Cristo e Il giorno più lungo. È un film nel quale si ride tantissimo, anche perché il protagonista Alberto Sordi è veramente scatenato: e non è un caso se il personaggio principale quello appunto interpretato da Sordi abbia compiuto nella sua povera ma speranzosa giovinezza studi di architettura.

Nella seconda metà degli anni Sessanta in Italia vengono al pettine diversi nodi. Ci sono tutte le premesse per una rivolta globale, che infatti puntualmente esplode.

E non è un caso che il movimento del , che in quasi tutti gli altri paesi dura non più di mesi, E, per tornare al nostro discorso, le facoltà di architettura diventano molto spesso il luogo geometrico in cui molte di queste tensioni convergono: del resto, il boom economico italiano ha avuto un forte volano nel mattone con tutto il contorno di speculazioni edilizie e di orrori architettonici ben raccontato in Le mani sulla città di Francesco Rosi , e quindi le fucine di nuovi architetti e urbanisti saranno un posto di eccezionale presa di coscienza e conseguente tensione.

Il cinema italiano racconta molto il , e lo fa nei modi più diversi, con film politici a tesi, ma anche con i western terzomondisti e rivoluzionari di Sergio Corbucci e Sergio Sollima, dove i rivoluzionari messicani assomigliano tanto ai sottoproletari italiani. A noi qui basta ricordare che molti film sessantottini mettono in scena la facoltà di architettura. Fernando Di Leo, uno dei registi più interessanti del cinema italiano del periodo, mette in scena addirittura una coppia di studenti contestatori nel suo film Amarsi male, interpretati da Gianni Macchia e da Lucio Dalla.

Citto Maselli, da sempre uno dei registi più dichiaratamente impegnati sul piano politico, fa ancora di più. In Lettera aperta a un giornale della sera, uno dei suoi film di maggior successo, vuole presentare uno degli argomenti che più volte ricorrono nel suo cinema: le contraddizioni degli intellettuali borghesi, spesso sospesi tra impegno rivoluzionario a parole e tendenza al compromesso nei fatti.

Il leader del gruppo, raccontato con humour corrosivo da Maselli, è un architetto di successo interpretato da Nanni Loy. E, per cambiare completamente genere, non è certo un caso se la ragazza emancipata e libera di cui si innamora Little Tony in Cuore matto è una studentessa di architettura. Questo esempio è sociologicamente molto significativo. Come dicevamo prima, il Sessantotto italiano fa capolino anche nei film di genere, a riprova di un radicamento piuttosto profondo di quelle idee nella società.

Mario Bava, uno dei maggiori registi del nostro cinema popolare, diventato negli anni un modello riconosciuto per Quentin Tarantino, Tim Burton, Joe Dante e molti altri registi americani di successo, dirige a cavallo dei due decenni Reazione a catena, un thriller che ha influenzato moltissimo il genere splatter che prenderà il via negli Stati Uniti qualche mese dopo. Il borghese che si trova improvvisamente precipitato nella torbida vicenda non poteva a sua volta non essere un architetto.

Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi. Ma nel frattempo siamo arrivati alla seconda metà degli anni Settanta: la società italiana cambia, e con essa cambia ancora una volta pure il cinema italiano. Dopo gli anni della contrapposizione anche violenta tra destra e sinistra, tra borghesia e proletariato, si fanno largo concetti che rappresentano il superamento di quella contraddizione.

Da un lato, si parla di società liquida e di pensiero debole: concetti filosofici e sociali molto distanti tra loro, ma entrambi significativi per una nuova fotografia della società. Il benessere, invece, terminerà piuttosto fragorosamente negli anni successivi, e anche per quanto riguarda la fine delle ideologie, il discorso sarà molto più complesso e contraddittorio. Il cinema italiano, invece, vivrà un periodo di forte arretramento.

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Gli Stati Uniti, che per tutti gli anni Sessanta avevano perso fette di mercato a favore della produzione italiana, riprendono la loro centralità grazie ai successi della nuova Hollywood Spielberg, Lucas… e ai massicci investimenti in tecnologia e in effetti speciali. Qui da noi invece si investe molto poco, il cinema italiano entra in crisi produttiva, perde quasi tutti i mercati esteri ma soprattutto perde la grande capacità mantenuta fino a quel momento di saper raccontare e a volte anticipare i mutamenti della società italiana.

E, dal punto di vista artistico e dei contenuti, le direzioni prese dal prodotto medio italiano sono molteplici, contraddittorie, ricche di soluzioni eccentriche e di vere e proprie sorprese. Altri horror con architetto sono La casa 4 di Fabrizio Laurenti che è anche un ottimo documentarista e La chiesa di Michele Soavi il nipote di Olivetti che esordirà nel cinema di genere per diventare poi uno dei più apprezzati registi di fiction televisive.

Il suo vero nome era Manlio Cersosimo ed è stato il protagonista assoluto nella prima stagione del cinema hard-core quindi con scene sessuali esplicite del cinema italiano. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta una nuova ondata di impegno sembra attraversare il nostro cinema. Ne risentono anche i personaggi di architetti in esso presenti. Mimmo Calopresti è un architetto in crisi personale e professionale in La felicità non costa niente, da lui stesso diretto.

A proposito di commedie, sono architetti Christian De Sica in Uomini, uomini, uomini e il caratterista Altiero Toppetti in Vacanze di Natale , divertente summa delle situazioni e dei personaggi cari ai fratelli Vanzina. Ed è drammatica anche la parte del solitamente brillante Antonio Catania in La bella gente, commedia decisamente e volutamente disturbante proposta da Ivano De Matteo, uno dei migliori nuovi talenti del nostro cinema.

Vorremmo concludere questa carrellata con due esempi di architetto al cinema: ci sembrano paradigmatici e anche riassuntivi di questo discorso che ha ripercorso il ruolo Questa volta si racconta di un centro sociale nella periferia romana che sta per essere sgomberato e di un gruppo di intellettuali che firma un appello a suo favore, salvo poi trovarsi coinvolti in modo molto più intenso del previsto nella vicenda. Ed è divertente lo strascico polemico, visto che Massimiliano Fuksas si offese terribilmente sentendosi preso in giro.

Da notare che Fuksas e Maselli militano entrambi in Rifondazione Comunista. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti! Purtroppo nei film vengono dette parole che si vorrebbero ricordare, ma che poi sono sommerse da immagini, musica, da tantissime altre parole. Le sceneggiature sono ovviamente fondamentali: molte, tratte da romanzi, racconti, permettono allo spettatore interessato di riavvicinarsi successivamente a quei concetti espressi velocemente dagli attori.

Per due, è stato addirittura indispensabile, visto che il film vero e proprio non fu girato Patire o morire; Megalopolis. Per risalire al testo originale bisogna a volte ricorrere ai sottotitoli. Ma magari non ci sono e quindi, con pazienza, si devono trascrivere manualmente i dialoghi che interessano.

Per tradizione, si è sempre preferita la traduzione sonora ai sottotitoli. Tradizione economicamente svantaggiosa, perché aggiunge un costo al film: ma solo apparentemente, perché consente di arrivare a un numero maggiore La sovrapposizione è stata immediata, quasi miracolosa: avrei voluto chiedergli mille cose, ricordargli episodi, sapere come erano gli altri attori della serie. Sono rientrato presto in me e mi sono goduto la sua voce dalla sala regia mentre doppiava un altro architetto, Curzio Sandali.

Si è dunque messa in atto una seduta di doppiaggio alla quale hanno partecipato attori professionisti che per pochi minuti hanno prestato nuova voce ai protagonisti. Le musiche sono di Fivos Valachis. Il titolo provvisorio del film era Dancing about Architecture: ballare di architettura.

Ballare di architettura lega un verbo estraneo a un argomento specifico. Condiviso dai Joan: Ho un amico, un jazzista, un suonatore di tromba, davvero fantastico. Soffia le stesse note ogni volta e ogni volta sembrano diverse. Quello che la musica mi ispirava, insieme al suo modo di suonare. E io dissi: Beh, allora, se fai il filosofico con me non serve parlare di tante altre cose. Iago, povero e ambizioso, è innamorato di Desdemona, figlia del rettore, sta per chiederla in sposa e intanto progetta la città ideale.

Ma il moro Otello arriva dalla Francia e lo gabba. Lo aiuteranno la smaliziata Emilia e il volubile Rodrigo. Rodrigo: Solo in un regno lontano, nascosta da monti e foreste, esiste una città felice dove gli uomini vivono in pace con gli dei. Un mondo giusto e ordinato dove gli individui sono liberi e tutelati dalla democrazia. Iago: Hai ragione, Emilia, ed è per questo che dobbiamo intervenire sulla realtà che non ci piace. Abbiamo il dovere di proporre mondi migliori perché siamo in grado di sognarli.

Rodrigo: E perché al cuore della tua città ideale hai messo questa scala che dà sul nulla? Rodrigo: Ma non dicevi che solo la ragione conta e che noi siamo i giardinieri del nostro avvenire?

Iago: Già. Sono debolezze da innamorato. E non ci dici niente? Cialtrone, chi è? Iago: Desdemona! Rodrigo: Desdemona, la figlia del Rettore? Iago: Lei! Rodrigo: Mi sa che stavolta Emilia ha ragione. Lei è intoccabile… È inarrivabile. Emilia: È stronza. Se solo la conosceste meglio… Lei … è divina! Ernesto Picciafuoco, ex comunista e ateo, deve affrontare la richiesta familiare della beatificazione della madre. La madre era stata uccisa da uno dei cinque figli. La bellezza… dicono che la bellezza faccia impazzire.

A me ha fatto impazzire la bruttezza. Posso, dottore? È un pazzo geniale Curzio: Tutte le volte che passavo davanti al Vittoriano, io mi arrabbiavo al punto che non riuscivo a controllarmi. I più pensavano che io fossi un nichilista, un anarchico, ma non capivano, non capivano… Era la bruttezza del monumento a disgustarmi non il suo significato patriottico.

No, no, io non lo sopportavo. Io trovavo che quella bruttezza avesse inibito la fantasia degli architetti di tutto il mondo. Li avesse impauriti, terrorizzati. Allora decisi di farlo saltare per aria. Ernesto: Il monumento?

Curzio: Il monumento! Che non ci fosse più. Si è avvalso della facoltà di difendersi da solo senza avvocato.

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Quando ci è riuscito suscita scalpore, gelosie, vendette. Processato, si difende con argomentazioni che convincono la giuria a non condannarlo. La sua architettura ha vinto. Roark: Io sono un architetto. Conosco i principi della mia professione. Ci stiamo avvicinando a un mondo in cui non posso più permettermi di vivere. Le mie idee sono di mia proprietà. Mi sono state portate via con la forza, violando il patto iniziale. Senza nessuna possibilità di appello.

Si è creduto che il mio lavoro appartenesse ad altri, che potessero disfarlo a loro piacimento. Hanno esercitato un diritto su di me senza il mio consenso — il mio dovere era quello di servirli senza possibilità di scelta o di una ricompensa.

Ora sapete perché ho distrutto con la dinamite Courtland. Ho progettato Courtland. Ho fatto in modo che si potesse realizzare. Ho accettato di progettare con lo scopo di vederla realizzata come avrei voluto.

Questo è stato il guadagno che ho chiesto per il mio lavoro. Non sono stato ripagato. Il mio edificio è stato sfigurato dal capriccio di qualcuno che ha preso tutti i vantaggi del mio lavoro e non mi ha dato nulla in cambio. Sono venuto qui per dire che io non riconosco a nessuno il diritto di rubare un minuto della mia vita.

Né una qualsiasi parte della mia energia, né qualsiasi delle mie realizzazioni — chiunque esso sia! Sono venuto qui per essere ascoltato in nome di ogni uomo indipendente che ancora rimane nel mondo. Ho voluto dichiarare le mie idee. Non mi importa di lavorare o vivere per la collettività. La mia convinzione è che ogni uomo deve esistere per se stesso. Il sistema Matrix, che fa vivere tutti nelle città ideali, in un ordine perfetto, è un algoritmo, un codice, un mondo che qualcuno ha inventato.

Il responsabile è il grande Architetto. Seconda puntata di tre, nella saga della lotta tra uomini e macchine per la sopravvivenza della razza umana. Al termine, ancora una scelta che si ripropone, come nel primo Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. Architetto: Salve Neo Neo: Lei chi è? Ho creato io Matrix. Ti stavo aspettando. Tu hai molte domande, sebbene il tuo processo abbia alterato la tua coscienza resti irreversibilmente umano.

Ergo alcune delle mie risposte potrai comprenderle, altre no. Concordemente malgrado la tua prima domanda possa essere la più pertinente potresti renderti conto, o non renderti conto, che essa è anche la più irrilevante.

Neo: Perché mi trovo qui? Architetto: La tua vita è il prodotto residuo non compensato del bilanciamento delle equazioni inerenti alla programmazione di Matrix. Tu sei il risultato finale di una anomalia che, nonostante i miei sforzi, sono stato incapace di eliminare da quella che altrimenti è una armonia di precisione matematica.

Sebbene resti un problema costantemente arginato, essa non è imprevedibile pertanto non sfugge a quelle misure di controllo che ti hanno condotto inesorabilmente qui. Uomini con donne, uomini con uomini, donne con donne, nelle varianti numeriche e di genere più fantasiose, amori etero e omo. Alcune scene sono indimenticabili, si potrebbero assemblare in un corto da intitolare come questo capitolo.

La loro peculiarità? Gli studi di architettura, specie nelle ore tarde, rappresentano luoghi favorevoli a rapporti occasionali, a tradimenti con colleghi e colleghe. Galeotto per i due è un lavoro urgente da terminare in ufficio: il rapporto si consuma proprio sul tecnigrafo, sapientemente inclinato alla bisogna.

Lei, come se niente fosse, torna e crede di ricominciare da dove era rimasta. Per riconquistarlo a tarda notte lo seduce sul tavolo luminoso dello studio tra disegni e plastici. Questa decide di arrotondare lo stipendio del marito lavorando il pomeriggio in un bordello di lusso. In Une jeune fille si charmante, a Parigi, Pierre Laplace, alias architetto Vincent, decide che non gli basta la moglie ninfomane, vuole anche avere la nuova collaboratrice di studio.

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